Il Permanent Portfolio di Harry Browne: pro e contro

Il Permanent Portfolio è stato ideato da Harry Browne negli anni ’80 del secolo scorso e divulgato tramite il suo best-seller Fail-Safe Investing (non mi risulta esista una versione in italiano).

Come è facilmente intuibile dal nome che il suo inventore gli ha dato, il Permanent Portfolio si propone di rappresentare una allocazione tale da consentire a chi la implementa di non doversi preoccupare delle fluttuazioni di mercato e dei cicli economici.

Browne lo descrive così: “Una volta che lo hai impostato, non dovrai più modificarlo o riorganizzarlo, anche se le tue prospettive per il futuro cambiano”.

Detta così, sembrerebbe che questo portafoglio somigli al Sacro Graal. È davvero così?

Proviamo ad analizzarlo per soppesarne i pro e i contro.

Permanent Portfolio, ovvero l’allocazione democratica

L’allocazione del Permanent Portfolio di Harry Browne è quanto di più democratico si possa trovare in finanza.

Browne suggerisce di dividere il proprio portafoglio in quattro parti uguali e detenere:

  • il 25% in azioni;
  • il 25% in oro;
  • il 25% in obbligazioni di lungo termine;
  • il 25% cash o in obbligazioni di breve termine.

Una tale asset allocation – oltre ad essere facilmente replicabile con 4 ETF – dovrebbe garantire (parola che mi mette sempre i brividi quando viene usata in ambito finanziario) bassa volatilità e capacità di resistere a tutte le condizioni di mercato.

In teoria la parte azionaria dovrebbe farla da padrona nelle fasi di espansione, l’obbligazionario di lungo termine dovrebbe guidare la truppa nei periodi deflazionistici, l’oro durante le fasi inflazionistiche e il cash nel corso delle recessioni economiche.

Il Permanent Portfolio di Harry Browne: pro e contro

Dopo aver presentato il Permanent Portfolio di Harry Browne, passiamo ad elencare quali sono i suoi principali pro e contro.

I Pro del Permanent Portfolio:

  1. semplicità;
  2. bassa volatilità;
  3. non richiede intervento umano.

I Contro del Permanent Portfolio:

  1. bassa esposizione azionaria;
  2. troppa liquidità;
  3. permanente ma non per tutte le età.

Passiamo ad esaminare più nel dettaglio queste caratteristiche.

La semplicità del Permanent Portfolio

permanent portfolio Harry Browne

Tutto si può dire del Permanent Portfolio di Harry Browne, tranne che non sia semplice.

Come accennato in precedenza, lo si può costruire utilizzando quattro ETF. Ciò lo rende molto economico in termini di costi commissionali, anche perché l’allocazione non va mai toccata.

A titolo puramente esemplificativo, di seguito ti metto alcuni ETF con i quali implementare il Permanent Portfolio in modo estremamente semplice.

  • 25% azionario: iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) [ISIN: IE00B4L5Y983] per replicare l’azionariato mondiale dei Paesi sviluppati; oppure Vanguard S&P 500 UCITS ETF [ISIN: IE00B3XXRP09] per replicare lo S&P500;
  • 25% oro: Invesco Physical Gold A [ISIN: IE00B579F325] se ti vuoi affidare a un ETC (con tutti i limiti propri di questo strumento), oppure iShares Gold Producers UCITS ETF [ISIN: IE00B6R5203] che replica le più grandi aziende che si occupano di estrazione e lavorazione dell’oro;
  • 25% obbligazionario: iShares USD Treasury Bond 20+yr UCITS ETF (Dist) [ISIN: IE00BSKRJZ44] se vuoi avere in portafoglio i buoni del tesoro USA a 20 o più anni; oppure Xtrackers Global Sovereign UCITS ETF 1C EUR hedged [ISIN: LU0378818131] per avere buoni del tesoro dei Paesi sviluppati con copertura valutaria in euro;
  • 25% cash: un conto deposito per detenere cash “puro”; oppure iShares USD Treasury Bond 1-3yr UCITS ETF (Dist) [ISIN: IE00B14X4S71] per i buoni del tesoro USA con scadenza 1-3 anni; o ancora iShares Euro Government Bond 1-3yr UCITS ETF (Dist) [ISIN: IE00B14X4Q57] per titoli di stato emessi dai Paesi membri dell’unione monetaria europea con scadenza 1-3 anni.

Bassa volatilità, ovvero poca paura

Il vantaggio di avere una asset allocation equilibrata, consente al Permanent Portfolio di abbassare la volatilità.

Questo è un elemento molto caro a coloro che hanno una bassa propensione al rischio o, peggio ancora, temono come la morte le oscillazioni negative del proprio portafoglio.

Essendo suddiviso equamente in azioni, oro, obbligazioni di lungo termine e cash (o al massimo, obbligazioni di breve termine), il Permanent Portfolio non mostrerà mai dei drawdown vertiginosi; quelli, per intenderci, che portano molti investitori a vendere durante i crolli del mercato.

Il pilota automatico del Permanent Portfolio

Per come è strutturato, il Permanent Portfolio si presta ad essere gestito con il pilota automatico inserito.

In termini pratici, ciò significa che non necessita dell’intervento umano; non c’è bisogno di studiare l’andamento dei mercati o di individuare in quale fase del ciclo economico ci troviamo. Basta semplicemente alimentarlo e lasciarlo andare per i fatti suoi.

Al netto del ribilanciamento (lo si può fare una volta all’anno), il pilota automatico è un elemento da non trascurare soprattutto per coloro che in passato non hanno saputo resistere alla tentazione di modificare qualcosa nel loro portafoglio (leggi vendere asset validi per sostituirli con asset popolari) per poi essersene pentiti amaramente.

Perché soltanto il 25% in azioni?

Nel Permanent Portfolio di Harry Browne le azioni pesano soltanto per il 25%. Considerando i rendimenti storici del mercato azionario, tale allocazione appare troppo risicata.

Che si voglia considerare questo 25% composto dalle sole azioni USA – come indicato da Browne -, come azionariato mondiale (utilizzando per esempio un ETF che replichi un indice come il MSCI World o il FTSE All-World); o che lo si voglia intendere come azionariato europeo, appare in ogni caso troppo risicato.

Ciò potrebbe essere opinabile, mi potresti dire che la mia tolleranza al rischio è più elevata della tua, però ragionando su un orizzonte temporale di venti anni (ma anche solo di dieci), ritengo che il mercato azionario meriti maggiore fiducia di un “misero” 25%.

Eccesso di liquidità

Il Permanent Portfolio prevede il 25% in contanti, o al massimo investito in obbligazioni con scadenza 1-3 anni.

Avere della liquidità può rivelarsi molto vantaggioso durante le recessioni. Eventi che sono sempre capitati in passato e che di sicuro ricapiteranno anche in futuro, ma pur sempre eventi che in termini di anni rappresentano una minoranza.

Su un periodo di venti anni, per dire, quanti di questi saranno caratterizzati da recessione economica? Chiaro, per rispondere correttamente bisognerebbe avere la sfera di cristallo, però basandoci sul passato possiamo affermare che gli anni di recessione saranno meno degli altri. Per tale motivo mi sembra eccessivo avere (sempre) il 25% del proprio portafoglio (bloccato) in contanti. Molto meglio, a mio modesto parere, investirne una parte in azioni.

Il Permanent Portfolio anche per i giovani?

Per gli elementi descritti nei paragrafi precedenti, il Permanent Portfolio non appare indicatissimo per i giovani, ovvero per chi ha davanti a sé un orizzonte temporale ampio.

Con un 75% composta da liquidità, obbligazioni a lunga scadenza e oro (altro asset improduttivo), il Permanent Portfolio risulta essere troppo conservativo se lo si considera alla luce di un orizzonte temporale di venti anni o più.

La bassa volatilità che è in grado di offrire è più adatta a un investitore che si stia avvicinando al pensionamento che a un ragazzo con ancora tutta la vita davanti.

Permanent Portfolio: le performance?

Dopo tante chiacchiere è doveroso parlare anche delle performance del Permanent Portfolio di Harry Browne.

Permanent portfolio - Harry Browne - S&P500

Nei tre grafici in alto puoi vedere il rendimento del Permanent Portfolio (linea blu) da gennaio 2010 ad oggi raffrontato rispettivamente con quello dello S&P 500, del Russell 2000 e del Nasdaq 100.

Confrontato con tali benchmark (al 100% azionario), il Permanent Portfolio ha avuto performance inferiori, sebbene di tutto rispetto – 6,81% annualizzato mentre scrivo – e a fronte di una volatilità inferiore.

Tutto sommato, questi tre grafici – in particolare quello con lo S&P500 come benchmark – evidenziano le ragioni per le quali il Permanent Portfolio non mi fa impazzire.

Il fatto che non mi faccia impazzire non vuol dire che non rappresenti una valida allocazione di portafoglio o che non dovresti utilizzarlo. Semplicemente, io non lo farò.


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