Guida agli ETF. Cosa sono e come sceglierli

ETF è un acronimo che sta per Exchange Traded Fund.

Gli ETF sono prodotti finanziari quotati in borsa che replicano un indice di riferimento, detto benchmark.

Il fatto di essere quotati come un qualsiasi titolo azionario li distingue dalle SICAV e dai fondi comini di investimento.

Le differenze, ovviamente, non finiscono qui. Un altro aspetto che li rende completamente diversi da SICAV e fondi comuni di investimento, è il fatto che gli ETF sono strumenti finanziari a gestione passiva.

Prima di proseguire, è importante capire cosa si intende per gestione attiva, e cosa per gestione passiva.

La gestione attiva

La gestione attiva, propria dei fondi comuni di investimento, si contraddistingue per l’incessante sforzo da parte dei gestori di ottenere dei risultati superiori a quelli del benchmark di riferimento.

Nel tentativo di riuscirci, i gestori sono molto “attivi” nella gestione del loro portafoglio.

Attraverso sforzi in termini economici e di ricerca, questi signori cercano sempre il momento più propizio per acquistare o vendere questo o quel titolo; sempre con l’obiettivo di fare il colpaccio.

La storia e i dati statistici, però, ci dicono che i gestori in grado di battere il mercato con una certa continuità sono davvero pochissimi.

La gestione passiva

Propria degli ETF, la gestione passiva, al contrario di quella attiva, desidera soltanto replicare l’indice di riferimento.

Il gestore di un ETF non deve quindi cercare di fare il colpaccio ma, molto più semplicemente, deve seguire l’andamento dell’indice di riferimento e adattare il proprio portafoglio in base ai movimenti dell’indice stesso.

Questo riduce enormemente i costi di gestione e rende l’operatività decisamente meno rischiosa.

È del tutto evidente, infatti, che chi cerca il colpaccio, rischia di prendere una tranvata in pieno volto. Al contrario, chi si “accontenta” di replicare il benchmark, lavora in modo molto meno frenetico e con una minore esposizione al rischio.

I principali vantaggi degli ETF

Molto probabilmente hai già individuato alcuni dei vantaggi che gli ETF hanno sui fondi di investimento e le SICAV.

I principali sono quattro:

  • Bassi costi

  • Trasparenza

  • Diversificazione

  • Liquidità

I bassi costi li abbiamo già visti. Non avendo lo scopo di battere il mercato ma solo di replicare l’indice di riferimento, gli ETF non devono sostenere costi di ricerca, per i software, per assoldare i migliori analisti in circolazione e, ovviamente, neanche quelli derivanti dalle commissioni di acquisto e vendita titoli.

Di questi “risparmi” in termini di costi, ne beneficia direttamente l’investitore.

La trasparenza è data dal fatto che ogni ETF dichiara l’indice che intende replicare e anche come lo andrà a replicare.

Inoltre, sono ben chiari tutti gli aspetti legali e amministrativi della società emittente. Senza dimenticare che, essendo quotati, devono sottostare alle normative dei vari enti regolatori (per esempio, in Italia, alla CONSOB).

La diversificazione è insita negli indici che si vanno a replicare. Un ETF che replichi l’indice S&P 500, è diversificato poiché al suo interno possiede quote delle 500 aziende che compongono l’indice stesso.

La liquidità è data dal grande successo che questi strumenti finanziari stanno avendo presso gli investitori grandi e piccoli; nonostante le banche abbiano la tendenza a non proporli ai clienti…

Sai perché accade questo? Semplice, perché sono prodotti che non generano alti costi di commissione!

Come scegliere un ETF?

Come scegliere un ETF
Adesso che sai che cos’è un ETF, sicuramente ti starai chiedendo come scegliere quello più adatto a te.

Ebbene, per ovvie ragioni, io non posso sapere quale sia il più adatto alle tue specifiche esigenze, ma posso sicuramente dirti quali parametri devi guardare prima di acquistarne uno.

Prima di ogni cosa devi rispondere ad alcune domande:

  • In quale settore desidero investire (azionario, obbligazionario, materie prime, ecc)?

  • In quale mercato – area geografica voglio investire (Europa, USA, Asia, ecc.)?

  • Sono alla ricerca della crescita del patrimonio o dei dividendi?

Una volata che avrai risposto a queste tre domande, potrai passare a selezionare il tuo ETF.

I parametri da valutare quando si sceglie un ETF

I parametri principali cui dovrai prestare attenzione sono:

  1. Dimensione del fondo

  2. Età del fondo

  3. Differenziali di tracking

  4. Costi di gestione (TER)

  5. Liquidità

  6. Metodo di replica

  7. Valuta

  8. Distribuzione/Accumulazione

Dimensione del fondo

Il fondo deve essere di grandi dimensioni.

Più l’ETF è grande, infatti, e più sarà in grado di operare in modo da ridurre le spese e, di conseguenza, aumentare i profitti.

Inoltre, i grandi ETF hanno elevati volumi di negoziazione. Questo permette agli investitori di comprare e vendere con maggiore facilità e pagando degli spread più bassi.

Età del fondo

Ti sconsiglio caldamente di investire in ETF che abbiano uno storico inferiore ai 12 mesi.

Il perché è molto semplice. Non tutti gli ETF sono sostenibili, e la sostenibilità può mostrarcela soltanto il tempo.

Un ETF all’apparenza meraviglioso ma con appena 2 mesi di vita, potrebbe rivelarsi una “trappola”.

Magari sembrava così meraviglioso proprio perché non era sostenibile.

Il tempo – almeno 12 mesi – serve a dirci se quell’ETF poggia su basi solide o no.

Differenziali di tracking

differenziale tracking
Ho detto che gli ETF replicano un indice di riferimento.

Tutto molto bello, però anche in questo caso come in tutti gli ambiti della vita, tra teoria e pratica c’è differenza.

Questo significa che non tutti gli ETF potrebbero essere in grado di replicare il loro benchmark di riferimento.

Ecco che si rende necessario confrontare l’andamento dell’ETF e quello dell’indice.

Lo scostamento tra l’uno e l’altro non dovrebbe mai superare il 2%. Chiaramente più è basso e meglio è.

Costi di gestione (TER)

Questo è un elemento essenziale quando vai a scegliere un ETF.

È vero che in generale gli ETF hanno bassi costi, però non tutti sono uguali.

Il TER è la grandezza che rappresenta il costo delle commissioni annue di un ETF ed è espresso in percentuale.

Generalmente il TER va dallo 0,09% al 1,50%.

Più è basso e meglio è ma, orientativamente, possiamo dire che fino a 0,30% è molto buono. Da 0,31% a 0,50% accettabile, spora meglio evitare a meno che l’ETF non sia qualcosa di veramente fenomenale.

Liquidità

Quando valuti la bontà di un ETF, devi fare attenzione che sia liquido.

Con liquidità si intende il volume di negoziazione. In altre parole, avremo una liquidità alta quando tante quote di quel determinato prodotto finanziario passano di mano in mano. Insomma, quando ci troviamo costantemente in presenza di tanti venditori e tanti compratori.

L’alta liquidità garantisce che ogni volta che vorrai acquistare o vendere delle quote dell’ETF, potrai farlo senza problemi e a un buon prezzo.

Metodo di replica

Esistono diversi modi con i quali gli ETF vanno a replicare i rispettivi indici di riferimento.

Abbiamo due tipologie principali di replica: fisica e sintetica.

La replica fisica si divide a sua volta in due sotto-categorie:

  • Replica fisica totale

  • Replica fisica a campionamento o ottimizzata

Si ha una replica fisica totale quando l’ETF detiene gli stessi titoli dell’indice, con le stesse proporzioni. Ciò consente di offrire una performance il più accurata possibile.

Nella replica fisica a campionamento o ottimizzata, invece, l’ETF detiene un campione rappresentativo dei titoli contenuti nell’indice ma non tutti e non nelle medesime quantità. Questo tipo di replica ha i suoi vantaggi quando l’indice è composto da titoli piccoli o poco liquidi.

Il metodo di replica sintetica, invece, consiste nel replicare l’indice utilizzando uno swap sul rendimento totale.

Gli swap, forniti dalle grandi banche istituzionali, sono strumenti finanziari che forniscono il rendimento degli strumenti che coprono.

Gli ETF a replica sintetica, dunque, non hanno bisogno di detenere materialmente i titoli dei quali si compongono.

Il metodo di replica sintetica è più rischioso per l’investitore rispetto a quelli fisici, poiché lo espone al cosiddetto rischio di controparte.

In pratica, se l’istituto che fornisce lo swap per qualunque motivo non è in grado di far fronte ai propri impegni, sei fritto.

Valuta

valuta eur-usd
La valuta rappresenta il rischio valutario.

Se vivi in Europa, quindi con l’euro, è bene tu sappia che acquistando degli ETF la cui valuta è il dollaro, dovrai fare i conti con il rischio di cambio dovuto alle fluttuazione del cambio euro/dollaro.

Se, per esempio, investi in un ETF che replica lo S&P 500, a prescindere dal fatto che sia denominato in euro o in dollari, i tuoi profitti/perdite non dipenderanno soltanto dalle performance dell’indice e dunque dell’ETF, ma anche dall’andamento dell’euro nei confronti del dollaro.

Questo aspetto va sempre tenuto in considerazione quando si va a costruire un portafoglio, ma non deve però spaventare.

Distribuzione/Accumulazione

Ricordi la terza domanda alla quale rispondere prima di mettersi alla ricerca di un ETF che faccia al caso tuo?

Ebbene, esistono ETF a distribuzione ed ETF ad accumulazione.

La differenza è semplice ed intuitiva.

Quelli a distribuzione, per l’appunto, distribuiscono i dividendi agli investitori, al contrario quelli ad accumulazione li reinvestono nel fondo stesso.

A livello di performance di lungo periodo, diversi studi hanno dimostrato che le differenze sono minime se non del tutto assenti.

La scelta tra ETF a distribuzione ed ETF ad accumulazione dipende da due fattori:

  1. Stai investendo per la crescita del capitale o per il cashflow?

  2. Fiscalità

Se stai investendo per generare un flusso di cassa sin da subito, devi optare per degli ETF a distribuzione. In tal mondo, riceverai i dividendi generalmente dalle 2 alla 4 volte all’anno.

Se invece ti interessa esclusivamente la crescita del capitale nel tempo, tra i due cambia poco o nulla.

Tranne che, ovviamente, per la questione tasse. Sui dividendi, infatti, devi pagare le tasse (in Italia il 26%) quando li ricevi.

Da un punto di vista di efficienza fiscale, gli ETF ad accumulazione si fanno dunque preferire. In questo tipo di ETF, infatti, le tasse le pagherai – anche sui dividendi accumulati – solo quando andrai a venderli ottenendone un profitto.

Per concludere

Spero di essere stato abbastanza esaustivo, ovviamente l’argomento è talmente vasto che non si può pensare di esaurirlo in un semplice articolo.

Penso proprio che dovrò tornarci sopra…

Per concludere questa guida essenziale, però, volevo dirti come li scelgo io.

Ebbene, puntando sulla crescita del capitale – il cashflow me lo costruisco in altri modi -, non fa differenza che gli ETF siano ad accumulazione o a distribuzione.

Per quanto riguarda il TER, cerco di stare sempre sotto lo 0,30%. In realtà il più costoso che ho in portafoglio al momento ha un TER pari allo 0,18%! Non investo in ETF a replica sintetica.

Infine, non investo in ETF che non siano grandi, volatili e ben diversificati.

Se vuoi vedere più nel dettaglio in quali ETF sto mettendo i miei soldi, clicca qui.

Una risposta a "Guida agli ETF. Cosa sono e come sceglierli"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: