Che cosa sono le SPAC? Conviene investirci?

Le SPAC sono aziende vuote.

Proprio cosi, le SPAC (Special Purpose Acquisition Company) sono delle società quotate in borsa che, però, non hanno alcuna operatività.

Il loro unico scopo è quello di acquisire delle aziende private.

Ragionando dal punto di vista delle aziende private, le SPAC sono il mezzo per arrivare alla quotazione senza passare sotto le forche caudine delle IPO.

IPO o SPAC?

Il processo più comune e conosciuto che le aziende private utilizzano quando decidono di quotarsi in borsa è quello dell’Offerta Pubblica Iniziale (IPO).

Una IPO costituisce lo strumento attraverso il quale una società privata ottiene la diffusione dei titoli tra il pubblico, ossia il requisito indispensabile per ottenere la quotazione dei propri titoli su un mercato regolamentato.

Si tratta di un processo molto oneroso sia a livello economico che – soprattutto – dal punto di vista burocratico. (Se vuoi saperne di più, Wikipedia ti viene incontro).

Al contrario delle IPO, la quotazione per mezzo di una SPAC è molto più semplice e meno costosa. Se quotarsi attraverso una IPO richiede minimo cinque o sei mesi, per farlo tramite una SPAC potrebbero bastare anche pochi giorni.

Crescita esponenziale delle SPAC nel 2020

Il 2020 e venti è stato senza ombra di dubbio l’anno delle SPAC.

investire in spac - crescita esponenziale del settore nel 2020
crescita

Il grafico in alto (fonte: compoundadvisors.com) mostra come la raccolta delle SPAC sia letteralmente esplosa nel 2020. Si è passati dai 13,5 miliardi di dollari raccolti nel 2019 agli 83,4 del 2020, un aumento di quasi il 618%!

La cosa più impressionante è che quest’anno andrà ancora meglio. Se la tendenza dei primi due mesi proseguirà, già entro fine marzo si arriverà al livello record dell’anno scorso.

Sì, ok, ma che cosa sono le SPAC?

Che cosa sono le SPAC?

Come accennato, le SPAC sono delle società quotate ma vuote, il cui unico scopo è acquisire delle aziende private.

In buona sostanza, non sono altro che un contenitore vuoto che va riempito. Sì, ma come?

Il fondatore delle SPAC di solito è un personaggio (o un team) di un certo prestigio in un particolare settore. Si tratta, cioè, di qualcuno che abbia raggiunto importanti successi e che abbia uno storico di profitti realizzati investendo in determinati ambiti.

Costui, essendo noto, è sostanzialmente uno “sponsor”. Se Il Signor X è un famoso investitore nel campo delle nanotecnologie, per esempio, non avrà troppe difficoltà a raccogliere denaro qualora costituisse una SPAC con l’obiettivo di scovare in giro per il mondo delle giovani e promettenti realtà nel campo delle nanotecnologie.

Una volta che avrà raccolto abbastanza soldi, il nostro Signor X potrà iniziare a comprare delle buone aziende private, aiutando queste ultime a quotarsi senza dover passare dalla complessità insite nelle IPO e dando modo a chi aveva investito nella SPAC di godersi un pezzo della possibile crescita dell’azienda acquistata.

Come investire in una SPAC

Essendo società quotate, si può investire in una SPAC come si fa con qualsiasi altra azienda presente nei listini di borsa: comprandone le azioni.

La particolarità delle SPAC, ovvero ciò che le differenzia da una tipica azienda quotata sta nel fatto che di solito il valore nominale di una singola azione è fissato a 10 dollari e che la quasi totalità del denaro raccolto deve essere custodito in conti deposito fino a quando si effettueranno le acquisizioni delle aziende private.

In buona sostanza, ciò significa che è abbastanza improbabile che il valore delle quote di una SPAC scendano sotto il loro valore nominale prima di una fusione. Poi molto dipenderà dalla bontà delle aziende acquisite.

Gli investitori possono uscire da un SPAC tramite liquidazione oppure vendendo le proprie quote nel mercato secondario.

Il fatto che le SPAC stiano diventando sempre più popolari, sta facendo nascere anche degli ETF che permettono agli investitori di diversificare tra più SPAC. ETF, cioè, che aggregano le SPAC andando a replicare un indice.

Non ti metto gli ISIN di questi ETF perché a mio parere sono troppo giovani per investirci … e per le ragioni che ti illustrerò nel prossimo paragrafo.

Pro e contro delle SPAC

Dopo aver parlato dei vantaggi offerti dalle SPAC alle aziende private che vogliono quotarsi senza passare dalle IPO, è arrivato il momento di analizzare i pro e i contro dal punto di vista di chi volesse investire nelle SPAC.

Il Pro più evidente è soltanto uno: la promessa di profitti potenziali molto elevati nel caso di beccare la SPAC che acquisisce a prezzi molto bassi aziende private in grado di esplodere e crescere a dismisura.

“Promessa”, “profitti potenziali”, “acquisisce a prezzi molto bassi” e “aziende private in grado di esplodere e crescere a dismisura”. Quante cose devono verificarsi affinché il Pro di investire in una SPAC diventi realtà!

Probabilmente hai già intuito che i contro faranno pendere dalla loro parte l’ago della bilancia.

I principiali contro sono due:

  1. conflitto di interessi sponsor/investitori;
  2. sotto-performance rispetto al mercato.

Analizziamoli insieme.

Conflitto di interesse sponsor investitori

Sì, nelle SPAC c’è questo problema.

Senza entrare troppo nel tecnico, diciamo che gli sponsor acquistano azioni al loro valore nominale ma hanno il diritto di gestire fino al 20% delle azioni totali in circolazione dopo la raccolta di capitali.

Ciò, oltre a causare una diluizione delle azioni, indice gli sponsor a chiudere una transazione (quindi ad acquistare una azienda privata) anche quando questa non appare un affare. Loro ci guadagnano ma l’investitore no (se comprano un’azienda NON a buon prezzo e SENZA grandi possibilità di crescere molto il Pro di cui sopra non si realizzerà mai).

Sotto-performance rispetto al mercato

Le dinamiche di cui sopra, sommate al fisiologico rischio insito in ogni investimento (anche un’azienda privata con tutte le carte in regola potrebbe non sfondare per mille e imprevedibili motivi), conducono le SPAC ad avere rendimenti inferiori a quelli del mercato.

Ma c’è anche di peggio, uno studio condotto da Johannes Kolb e Tereza Tykvova ha rivelato che le SPAC sotto-preformano anche le IPO tradizionali.

A onor del vero va detto che Miguel Sousa e Tim Jenkinson hanno pubblicato un paper nel quale illustrano la loro strategia per investire nelle SPAC in modo profittevole (rendimento medio 7,6%). La strategia consiste nel comprare la SPAC poco dopo la raccolta di capitali e venderla una settimana dopo l’annuncio della acquisizione di una azienda privata.

Non sono nessuno per controbattere le conclusioni di due accademici come Sousa e Jenkinson, però mi permetto di dire che la loro strategia è abbastanza complessa e non certo alla portata dell’investitore medio.

Conclusioni

Vale la pena investire nelle SPAC?

A mio modesto parere, la risposta, almeno per ora è NO.

Ti ho parlato del conflitto di interessi degli sponsor e di come a loro importa ben poco se le fusioni siano fondate su basi solide o meno, guadagnano comunque.

A partire dal 2020 – anno dell’esplosione del fenomeno SPAC -, però, a questo si è giunto un altro problema: le SPAC stanno nascendo come funghi e gli sponsor non sono più importanti personalità del campo degli investimenti ma, molto più semplicemente, gente famosa.

Personaggi dello spettacolo e dello sport – tipo Shaquille O’Neal – hanno lanciato o stanno per lanciare delle SPAC. Questi personaggi sono in grado di catalizzare una enorme attenzione mediatica su di loro e, di conseguenza, raccogliere somme molto elevate in poco tempo ma, mi chiedo e di chiedo, saranno altrettanto bravi nello scovare le aziende private giuste da acquisire?

La mia risposta è ancora un sonoro NO!

L’impressione è che si stia creando una gigantesca bolla delle SPAC. Come tutte le bolle finanziarie, anche questa prima o poi scoppierà lasciando moltissimi invertitori in braghe di tela.


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