Perché investire nei mercati emergenti nel 2021?

Investire nei mercati emergenti nel 2021 potrebbe essere una buona idea per almeno due ragioni – a patto di avere un orizzonte temporale medio-lungo (10-20 anni) e, di conseguenza, non farsi spaventare dalla volatilità di breve periodo.

I due motivi a cui accennavo sopra sono:

  1. crescita del PIL pro-capite;
  2. basse valutazioni (almeno rispetto ai Paesi sviluppati).

Crescita del PIL nei mercati emergenti

Investire nei mercati emergenti - PIL

Il grafico in alto (fonte FMI) mostra il PIL pro-capite a livello mondiale (linea oro), a livello dei Paesi sviluppati (linea celeste) e nei Paesi emergenti (linea rossa) dal 1980 ad oggi (con proiezione fino al 2025).

È evidente come dal 2000 il PIL dei mercati emergenti sia significativamente superiore rispetto a quello delle economie sviluppate.

A questa maggiore crescita del PIL va sommata anche una maggiore crescita della popolazione. Il combinato disposto di questi due elementi fa sì che la crescita dei mercati emergenti sia molto più rapida di quella delle nazioni più ricche – nelle quali sia il PIL che la popolazione hanno incrementi meno significativi.

Questa tendenza fa presumere che nel 2040 i rapporti di forza tra i Paesi sviluppati e quelli emergenti potrebbero capovolgersi.

Rapporto P/E dei mercati emergenti

Il secondo elemento che mi fa sostenere che investire nei mercati emergenti nel 2021 potrebbe essere una buona idea risiede nel loro CAPE Ratio.

Investire nei mercati emergenti - CAPE Ratio

Il grafico in alto mostra il rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo attuale e quello storico mettendo in relazione il mercato USA con i principali mercati emergenti.

Come si può vedere, il CAPE dei mercati emergenti (EM) è sostanzialmente in linea con le medie storiche ma è anche nettamente inferiore rispetto a quello dello S&P500 che, per altro, è molto più elevato (circa il 33%) rispetto alle sue medie storiche.

La cosa interessante è che il CAPE dello S&P500 e quello dei mercati emergenti sono oggi più o meno ai livelli nei quali si trovavano nel 2000. A tae riguardo giova ricordare il crollo dei mercati del 2001 causato dalla bolla delle dotcom, ma anche che i mercati emergenti nel decennio 2000-2010 hanno quasi triplicato il loro valore.

Perché investire nei mercati emergenti nel 2021?

L’andamento del PIL e le buone valutazioni, sono due elementi che mi fanno presumere che investire una parte dei miei risparmi nei mercati emergenti possa essere una scelta vincente.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che investire nei Paese emergenti porti con sé anche dei rischi. Rischi che ritengo doveroso prima ancora che corretto mettere in evidenza.

Prima però, lascia che ti mostri un altro grafico.

Investire nei mercati emergenti - grafico

In questo grafico, che mostra i rendimenti dei mercati emergenti a partire dal 1957, sono evidenti almeno due cose:

  1. sul lungo periodo il mercato azionario dei Paesi emergenti presi nel loro complesso tende a salire;
  2. in questo momento ci troviamo nella parte bassa del canale ascendente; il che ai miei occhi rappresenta un terzo valido motivo per investire nei mercati emergenti nel 2021.

I rischi dei mercati emergenti

I mercati emergenti presi come gruppo possono di certo considerarsi un investimento più rischioso rispetto a quello operato nei mercati delle nazioni più sviluppate.

I rischi principali a cui si espone chi decide di investire nei mercati emergenti sono:

  • alta volatilità;
  • tassi di cambio;
  • flussi di capitali.

Esaminiamo questi rischi più nel dettaglio.

L’alta volatilità dei mercati emergenti

Chi investe nei mercati emergenti deve mettersi l’anima in pace e attendersi una volatilità decisamente più elevata rispetto a quella presente nei mercati sviluppati.

La tabella in alto, risultato di una ricerca effettuata da Ben Carlson di Ritholtz Wealth Management, mostra come praticamente ogni due anni i mercati emergenti subiscono un -20% o più.

Questo elemento può spaventare gli investitori alle prime armi ma, d’altro canto, potrebbe anche rappresentare un grande vantaggio per quelli più smaliziati. Ben Carlson ha calcolato che investendo proprio in concomitanza dei cali di almeno il 20%, il rendimento medio annuo sarebbe del 23% e addirittura del 44% a cinque anni.

I motivi di questa elevata volatilità sono da ricercare nei due “rischi” che stiamo per vedere.

Oscillazioni valutarie e mercati emergenti

Le oscillazioni valutarie sono qualcosa di assolutamente normale – il mercato del Forex è il più liquido al mondo e scambia miliardi di dollari ogni giorno.

Mentre le valute più importanti su periodi di 10 anni tendono a muoversi su e giù per poi fare sempre ritorno sulla media storica, quelle meno stabili dei Paesi emergenti possono allontanarsi anche di molto dalle medie per periodi di tempo che potrebbero anche diventare infiniti.

Ciò significa che sarebbe una mossa intelligente investire in mercati che hanno valute che si stanno rafforzando rispetto alla tua.

Quando parliamo di tassi di cambio e mercati emergenti, però, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione soprattutto sul debito. La maggior parte del debito detenuto dai Paesi emergenti, infatti, è in dollari (anche se negli ultimi anni sta aumentando la quota in Euro).

Ora, se la valuta domestica di un Paese emergente si indebolisce, ma la valuta o le valute estere del suo debito no, può aumentare drasticamente il peso reale di tale debito e, di conseguenza, crescere di molto il rischio di insolvenza del Paese stesso.

Per una serie di ragioni che meriterebbero un articolo a sé, le proiezioni sul dollaro per i prossimi anni sono ribassiste. Un dollaro debole rappresenta una buona notizia per i Paesi che detengono la maggior parte del debito in quella valuta e, di conseguenza, per i loro mercati azionari … e quindi per chi decide di investire nei mercati emergenti nel 2021.

Rischio derivante dai flussi di capitali

Un elemento di rischio da tenere in considerazione quando si investe nei mercati emergenti è quello relativo al flusso dei capitali esteri in quei mercati.

Una parte molto significativa della capitalizzazione di mercato dei Paesi in via di sviluppo (sopratutto quelli più piccoli) è detenuta da investitori stranieri.

Ciò vuol dire che quando gli investitori – istituzionali o privati – di un certo Paese sviluppato decidono per qualche ragione di immettere o prelevare quantità molto gradi di capitale da quei mercati, la capitalizzazione complessiva oscillerà paurosamente.

Tali massicci afflussi o deflussi di capitale potrebbero essere dovuti a una banale riorganizzazione di portafoglio o a ragioni di carattere geo-politico. La guerra commerciale USA-Cina è un buon esempio di “ragine geo-politica”, anche se l’elezione di Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti dovrebbe abbassare di molto i toni della vicenda e far regredire quella “guerra” a semplice baruffa.

Conclusioni finali

Destinare una parte del tuo portafoglio azionario ai mercati emergenti mi sembra una scelta intelligente, poiché è proprio da quelle aree geografiche che arriverà la maggior parte della crescita economica mondiale nei prossimi 10-20 anni.

Come sempre, quando si parla di investimenti, non è tutto oro ciò che luccica. Investire nei mercati emergenti porta con sé anche dei rischi, il più evidente e pericoloso dei quali è quello legato all’elevata volatilità. Questo rischio, tuttavia, puoi mitigarlo o addirittura girarlo a tuo favore mantenendo il sangue freddo durante le correzioni e approfittandone per incrementare le tue posizioni a prezzi più bassi.

Il modo più semplice per esporsi ai mercati emergenti è per mezzo degli ETF Indice. Puoi sceglierne uno che replichi l’indice FTSE o l’indice MSCI – la differenza principale tra i due indici è rappresentata dalla Corea del Sud, presente soltanto nel MSCI dato che il FTSE lo considera un Paese sviluppato.

Per gli investitori più esperti ci sono anche molti buoni ETF che replicano i mercati di singoli Paesi come Cina, Brasile, Russia, Thailandia, ecc.

Concludo questo articolo dicendoti che non è mia intenzione convincerti ad investire nei mercati emergenti nel 2021– ognuno deve scegliere per sé che uso fare dei propri risparmi. Detto questo io lo farò di sicuro, anzi, continuerò a farlo visto che ho già iniziato nel corso quest’anno.


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7 risposte a "Perché investire nei mercati emergenti nel 2021?"

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  1. Ciao, ottimo articolo come tutti i precedenti..vorrei chiederti un parere (non un suggerimento operativo, che come si sa non potresti dare, ecc ecc e non voglio di certo crearti alcun problema): sono convinto anch’io riguardo la bontà di un investimento sui mercati emergenti, tanto è vero che già sono pienamente investito..quello che ti vorrei chiedere invece riguarda la scelta o meno di investire anche sui bond emergenti..che ne pensi? ne vale la pena oppure meglio concentrarsi solo azionario, almeno riguardo quest’area specifica? Grazie e ancora complimenti

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    1. Ciao Nico e grazie per i complimenti.

      Personalmente non ho in portafoglio obbligazioni relative ai mercati emergenti. Non credo che il gioco valga la candela. Mi spiego meglio: se osservi ciò che è accaduto ad inizio anno a seguito della primo lockdown, l’obbligazionario non ha “protetto” come ci si sarebbe aspettato dal crollo dei mercati azionari. Venendo a mancare questo elemento di bilanciamento, preferisco espormi ai mercati emergenti investendo esclusivamente nell’azionario.

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