Quantitative Easing e inflazione

Il Quantitative Easing (QE) si verifica quando le banche centrali, come la BCE o la FED americana creano nuova moneta per acquistare titoli di stato o altri titoli.

In sostanza si tratta di immettere nuovo denaro nel sistema.

Alcune persone vedono il QE come una pura e semplice stampa di denaro dal nulla, e per tanto temono che la conseguenza naturale non possa che essere un’inflazione elevata o addirittura una iper-inflazione.

Altri, invece, sostengono che il Quantitative Easing non avrà alcun impatto sull’inflazione poiché non verrà immesso nell’economia reale – restando cioè “bloccato” nella pancia delle banche centrali – e perché a compensarne gli effetti ci sono diverse forze deflazionistiche.

Chi ha ragione?

Perché si ricorre al Quantitative Easing?

Prima di provare a rispondere alla domanda del paragrafo precedente, facciamo un passo indietro e chiediamoci come mai le banche centrali a un certo punto decidono di mettere in atto il Quantitative Easing?

I governi estraggono le tasse dall’economia dei Paesi che governano e la ridistribuiscono. La ridistribuzione è il cuore del dibattito politico.

Inoltre, i governi possono anche prendere in prestito del denaro, emettendo obbligazioni governative, sia in patria che all’estero.

Nonostante queste “fonti di approvvigionamento”, praticamente tutti i Paesi del globo terracqueo che ci ospita utilizzano il debito come fonte permanente finanziano aggiuntivo.

In altre parole, ciò significa che i debiti pubblici non vengono ripagati, ma continuano a crescere.

Non è questa la sede per discutere se questo aumento di debito viene fatto per “cose” buone o meno, però, non c’è dubbio che all’aumentare della percentuale di debito rispetto al PIL (Prodotto Interno Lordo) chi decide di acquistarne una parte tramite le obbligazioni governative chiede un tasso di interesse più alto. Ciò provoca un circolo vizioso che potrebbe portare diritto al default!

E qui entra in scena il Quantitative Easing.

Tagliare, tagliare, tagliare!

quantitative easing (qe) e inflazione - tagli della spesa

Che cosa succede quando i governi hanno praticamente esaurito i finanziatori nazionali ed esteri per i rispettivi titoli del Tesoro? Quando hanno già preso in prestito un sacco di soldi e continuano ad emettere nuove obbligazioni per ripagare quelle in scadenza?

Che cosa succede se hanno ancora bisogno di denaro?

La prima cosa che potrebbero fare è ridurre la spesa pubblica. Il che vuol dire tagliare i servizi. Tagli alla scuola, alla sanità, al trasposto pubblico etc etc.

Negli scorsi anni, specialmente in Europa, si è molto parlato di tutto ciò – in realtà non se ne è soltanto parlato…

I tagli, però, hanno un limite. I tagli operati negli anni scorsi alla sanità pubblica, per esempio, hanno prodotto degli effetti che il COVID-19 ha esposto in tutta la loro gravità.

Inoltre, i tagli alla spesa o l’aumento delle tasse – che è l’altra opzione – sono un harakiri politico per chiunque li inserisca nella propria agenda politica. Chi voterebbe un partito che si propone di tagliare i servizi pubblici e aumentare il prelievo fiscale?

Appunto!

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Definizione di Quantitative Easing

Il percorso più comunemente scelto dai governi quando si esauriscono i finanziatori a tassi interessanti è quello di prendere in prestito il denaro appena stampato dalla propria banca centrale.

In altre parole, un Paese stampa denaro per acquistare i titoli del tesoro che emette. Questa pratica prende il nome di Quantitative Easing (QE).

Negli ultimi anni, Eurozona, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e altri hanno adottato il QE.

Tra le varie definizioni di Quantitative Easing, trovo molto ben spiegata quella che fornisce la Bank Of England sul suo sito internet:

«Il Quantitative Easing è uno strumento che le banche centrali, come noi, possono utilizzare per iniettare denaro direttamente nell’economia.Il denaro è fisico, come le banconote o digitale, come il denaro sul tuo conto bancario. Il Quantitative Easing ci coinvolge nella creazione di denaro digitale. Lo usiamo quindi per acquistare cose come il debito pubblico sotto forma di obbligazioni. Potresti anche sentirlo chiamare “QE” o “acquisto di asset”: sono la stessa cosa. L’obiettivo del QE è semplice: creando questo “nuovo” denaro, miriamo a incrementare la spesa e gli investimenti nell’economia.»

In sostanza, le banche centrali creano nuovi Euro digitali, Dollari digitali, Sterline digitali, Yen digitali etc. e li inviano ai rispettivi governi. I governi inviano alle banche centrali i loro titoli del Tesoro, indicando che hanno “preso in prestito” questi nuovi soldi digitali dalla banca centrale, proprio come farebbero se lo prendessero in prestito da qualcuno nell’economia reale.

Quantitative Easing e inflazione

Creando nuovi soldi per finanziare il governo, il Quantitative Easing consente al governo di spendere soldi per l’economia domestica che non hanno mai estratto dall’economia domestica o persino da istituti di credito internazionali.

Il governo continua ancora a negoziare titoli del Tesoro, ma invece di farlo con Euro/Dollari/Sterline/Yen esistenti da parte del pubblico, lo fanno con nuovi Euro/Dollari/Sterline/Yen creati dal nulla dalle rispettive banche centrali.

Per la banche centrali, i soldi sono le loro passività mentre i titoli del Tesoro sono le loro attività.

Quali saranno le conseguenze a medio/lungo termine dell’utilizzo diffuso del Quantitative Easing?

Dovremo affrontare lunghi periodi di iper-inflazione?

Per rispondere a queste domande dobbiamo capire dove vanno a finire i soldi creati dal nulla attraverso il QE.

I soldi del QE arrivano in Main Street?

Se i soldi creati per mezzo del Quantitative Easing dovessero arrivare in Main Street (espressione gergale per dire che arrivano nell’economica reale), la diminuzione del potere di acquisto sarebbe inevitabile.

I governi e la banche centrali hanno semplicemente creato nuovi soldi dal nulla e li hanno spesi, quindi hanno rimesso i titoli del Tesoro in quel “nulla” per la tenuta dei registri.

Non è il “nulla” che conta; ciò che conta è dove sono stati spesi i soldi nell’economia reale.

Se il QE non fosse stato eseguito, la stessa quantità di spesa pubblica avrebbe estratto i soldi dall’economia, in alternativa si sarebbe dovuto procedere a tagli netti della spesa come già spiegato.

Tuttavia, poiché sono stati creati nuovi soldi dal nulla, la spesa pubblica non ha subito riduzioni (anzi, in situazioni come quella che stiamo vivendo a seguito della pandemia, sono stati stanziati moltissimi miliardi per aiutare le famiglie e le imprese).

Quindi sì, parte del QE arriva in Main Street. Ci arriva nel senso che Main Street, nel complesso, continua a ricevere più soldi dal governo rispetto all’ammontare complessivo delle tasse.

Conclusioni

Abbiamo visto che una parte del denaro creato dal nulla per mezzo del Quantitative Easing viene immesso nell’economia reale.

Tuttavia, con gli stessi meccanismi, l’altra parte di quel denaro finisce nella pancia dei mercati finanziari, ad esempio per acquistare obbligazioni societarie, titoli garantiti da ipoteca, azioni o altro.

Questo vuol dire che non tutto il denaro creato da QE finisce nell’economia reale, il che va a mitigarne gli effetti sull’inflazione.

A questo vanno aggiunti altri fattori o forze deflazionistiche che agiscono in senso opposto.

Per tanto, per concludere possiamo affermare che l’utilizzo massiccio porterà di certo a una diminuzione del potere d’acquisto delle persone ma anche che l’entità di tale effetto e le tempistiche sono molto difficili da quantificare.


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