Risparmiare non basta, incomincia a investire

«L’oro arriva facilmente e in modo crescente a chiunque metta da parte non meno di un decimo dei suoi guadagni per creare un capitale per il suo futuro e per quello della sua famiglia».

Quella che hai appena letto è la prima legge dell’oro estrapolata da “L’uomo più ricco di Babilonia” di George S. Clason.

In sostanza, l’autore ci invita a risparmiare.

Risparmiare è solo il primo passo

Senza risparmiare non si va finanziariamente da nessuna parte.

Il risparmiatore ha un vantaggio enorme rispetto a chi non crede e non mette in atto questa semplice lezione di buon senso.

Se guadagno 1000 euro al mese e li spendo tutti e 1000, di fatto mi sto precludendo qualsiasi possibilità di migliorare le mie condizioni economiche future.

Al contrario, se percepisco 1000 euro e ne spendo 900, con il tempo riuscirò a costruirmi un gruzzoletto.

Non badare alle cifre che sono puramente esemplificative, ma concentrati sul principio.

Mettendo da parte 100 euro al mese, ne accantonerò 1200 all’anno e 12000 nell’arco di 10 anni. Sono sicuramente un bel passo avanti rispetto al mio omologo “spendaccione”.

Tuttavia, pur rispettando alla lettera la prima legge dell’oro, la realtà è che per me l’indipendenza finanziaria (per non parlare della libertà) resta un miraggio.

I 3 nemici del risparmiatore

Il semplice risparmiatore non ha alcuna possibilità di perseguire un significativo miglioramento delle proprie condizioni economiche poiché ha tre nemici che non fanno altro che sabotarlo.

Per carità, meglio dover affrontare questi tre nemici che non attrarli perché non si è in grado di mettere da parte un centesimo.

Diversi studi, condotti tanto di qua che al di là dell’oceano, dimostrano che una larga fetta della popolazione occidentale, non è in grado di affrontare una spesa imprevista di poche centinaia di euro.

Fra costoro non c’è un solo risparmiatore; per tanto è meglio avere quei tre nemici che non averli.

Scommetto che vuoi sapere il nome di quei tre, vero? Ti accontento subito.

Primo nemico: le tasse

Il primo nemico, per altro molto famoso, è costituito dalle imposte. Premetto subito che non ho niente contro le tasse, nessuna comunità potrebbe reggersi senza, dunque pagarle è giusto, eticamente e non solo.

Tuttavia, riconoscerne la sacrosanta valenza sociale non mi impedisce di annoverarle tra i tre nemici del risparmiatore.

Tutte le attività subiscono delle imposte; tuttavia, ti chiedo: hai mai sentito palare di agevolazioni/detrazioni fiscali per i risparmi?

Io no. Al contrario, tali agevolazioni/detrazioni esistono per chi si indebita o spende.

Se ho 5000 euro in un conto deposito ci pago le tasse – imposta di bollo pari a 2‰ sul capitale, più il 26% sugli eventuali profitti.

Se quei 5000 (che li abbia o li debba chiedere in prestito non fa alcuna differenza) li spendo per ristrutturare casa, ecco che posso accedere a delle agevolazioni.

Sono degli esempi, se ne potrebbero fare tanti altri senza che il concetto si discosti di molto. Ciò che è certo, è che lo Stato non premia i risparmiatori, preferendogli coloro che spendono; il che, se ci pensi, è anche logico.

Spendere significa far girare l’economia, che è esattamente ciò che ogni Stato di questo mondo auspica per se stesso.

Secondo nemico: l’inflazione

Mentre le tasse sono sulla bocca di tutti, il secondo nemico del risparmiatore vive nascosto, se ne sta sempre in ombra e per questo motivo in tanti o non ne conoscono l’esistenza o non lo considerano. Sto parlando dell’inflazione.

Per certi versi, l’inflazione è peggio delle tasse. È subdola ma non meno corrosiva per il risparmiatore.

Come sai, l’inflazione è data dall’aumento dei prezzi, quindi del costo della vita.

Anche senza fare riferimento a “quando c’erano le lire”, è sotto gli occhi di tutti che qualunque bene costi di più oggi rispetto a dieci anni fa: 1kg di pane, 1l di latte, 1l di benzina, ecc.

Che cosa comportano questi aumenti per il risparmiatore?

Te lo spiego subito. Se oggi metto da parte 1000 euro, fra cinque anni varranno meno di quanto non valgano oggi. Ci potrò acquistare un numero inferiore di chili di pane, di litri di latte o di benzina.

Questo significa che più passa il tempo e più i miei risparmi perdono di valore.

Terzo nemico: l’avversione al rischio

Risparmiare non basta, incomincia a investire. Avversione al rischio

L’immagine che abbiamo del risparmiatore è quella di un individuo che fatica e fa sacrifici per mettere qualcosa da parte. Questa immagine è pienamente rispondente alla realtà. La maggior parte dei risparmiatori sono proprio così e non c’è assolutamente niente di male, anzi.

Peccato che il terzo nemico, l’avversione al rischio, si alimenti proprio di queste caratteristiche peculiari del risparmiatore.

È del tutto evidente che se sono riuscito a mettere da parte un gruzzoletto di 5000 euro dopo tanta fatica, tutto vorrò fare tranne vederli sfumare dall’oggi al domani.

Mi verrà naturale essere iper-protettivo nei confronti dei miei “piccoli”.

Ciò che esigo è la sicurezza. Ho messo da parte 5000 euro e, cascasse il mondo, quei soldi non devono diminuire per nessuna ragione. (In realtà, come visto in precedenza, quel capitale diminuirà a causa dell’azione congiunta dei primi due nemici, ma molto spesso questo il risparmiatore non lo sa…)

Metto i miei risparmi in un bel conto deposito fornito da una banca solida che aderisce al fondo interbancario, per cui non ci sono santi, 5000 sono e 5000 ci ritroverò tra X anni; o no?

Come abbiamo visto, purtroppo non è così sia per l’effetto tasse che per quello inflazionistico. Raramente, infatti, tali strumenti offrono rendimenti superiori al tasso d’inflazione.

Conoscere il nemico è il primo passo per sconfiggerlo

Adesso che conosci i tre nemici del risparmiatore, non devi fare altro che mettere in campo una strategia per sconfiggerli; o quanto meno per limitare l’influenza negativa che esercitano sui tuoi risparmi.

Premesso che le tasse vanno pagate – il meno possibile sempre rimanendo nell’ambito della legalità – e che l’inflazione è inevitabile – un certo livello di inflazione è salutare per l’economia -; l’aspetto sul quale possiamo incominciare a lavorare è certamente la nostra avversione al rischio.

Tra prudenza estrema e scelleratezza c’è una bella differenza

Abbiamo visto come la ricerca assillante della sicurezza non giovi affatto ai nostri risparmi e non ci aiuti a migliorare la nostra situazione finanziaria.

Ciò che dobbiamo fare è allentare un pochino le briglie, stando sempre attenti a non passare da un estremo all’altro.

Le sirene dei guadagni facili hanno voci così melodiose che ad ascoltarle troppo si finisce incantati … e con le pezze al culo.

Quindi, mai sottostimare il valore della prudenza ma mai “morire” di eccessiva sicurezza.

I 3 nemici si sconfiggono a suo di investimenti sostenibili

Abbiamo appurato che tenere i soldi fermi non ci porterà alcun beneficio; quindi dobbiamo farli muovere. Ma dove, ma come?

Investendoli in veicoli di provata sostenibilità di lungo periodo.

La sostenibilità, infatti, rappresenta il giusto e salutare compromesso tra la prudenza e la redditività.

Un investimento redditizio ci permette di sconfiggere l’inflazione per KO, evitandoci di vedere il nostro capitale perdere valore ogni giorno che passa.

Persino pagare le tasse diventerà meno traumatizzante, poiché lo faremo su dei profitti niente male; ben diversi da quelli offerti dai conti deposito, tanto per fare un esempio.

Risparmiare non basta, dunque, mentre investire è sempre più necessario!

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